L’incidenza delle perdite pregresse sul Patent Box

Nel calcolo dell’agevolazione fiscale data dal Patent box si deve tener conto non solo dei redditi generati dal bene immateriale, ma anche delle perdite fiscali prodotte dal suo sfruttamento.

I casi di perdite fiscalmente rilevabili normalmente sono ascritti ai primi periodi di sviluppo del bene immateriale dove vengono concentrati non solo gli investimenti, ma anche i costi ascritti.

Nel caso che i costi fiscalmente rilevanti per il mantenimento e l’accrescimento del bene immateriale superino i ricavi dallo sfruttamento del bene stesso, sia nel caso che il bene sia concesso in uso a terzi sia che venga utilizzato direttamente, si verifica una perdita fiscale.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n.11/E del 2016 chiarisce che si dovrà effettuare una compensazione tra redditi e le perdite prodotte precedentemente.

Al fine di operare correttamente tale compensazione le perdite del bene immateriale devono essere rilevate sin dal 2015, e la gestione delle stesse devono essere contabilizzate e distinte per ogni singolo bene, quindi le compensazioni devono essere effettuate nell’ambito del medesimo bene immateriale.

Patent box: importanti novità su marchi e know how

Palazzo Chigi: Patent box attribuibile anche ai redditi prodotti da marchi e brevetti.

Ieri la notizia attesa da tutti gli imprenditori che nei marchi e nel know how industriale hanno costruito il successo della propria azienda; infatti leggiamo da Il Sole 24 Ore Radiocor Plus – Roma, 20 luglio:

‘L’annuncio che il Governo intende continuare ad attribuire il bonus fiscale da patent box anche ai redditi prodotti da marchi e brevetti va accolto con estremo favore perché farà propendere sempre più numerosi gruppi di imprese a gestire i know how industriali in Italia in sostituzione di paesi a più bassa fiscalità”.

Lo ha affermato Gaetano De Vito, presidente di Assoholding, all’apertura di una tavola rotonda a Roma, con imprenditori di riferimento di alcune royalty companies che acquisiscono canoni a fronte dell’utilizzo di brevetti marchi e know how da parte delle società industriali e commerciali di riferimento.

‘Mantenere questa agevolazione fiscale anche sui marchi e’ importante – prosegue De Vito – soprattutto in funzione del collegamento con altri istituti fiscali attivi, come la possibilità di ottenere il trasferimento agevolato di società estere che permettono di riposizionare i proprio gruppo d’imprese scegliendo come hub il paese Italia’

(RADIOCOR) 20-07-16 12:55:14 (0366) 5 NNNN

Il governo ha recepito le indicazioni delle imprese che nel periodo di imposta 2015 hanno aderito alla misura della tassazione agevolata  con circa 4500 istanze presentate di cui: il 36% era riferito ai marchi, il 22% al know how, il 18% in brevetti, il 14% per disegni e modelli ed in ultimo il software con il 10% delle istanze presentate.

Infatti se la misura vuole da una parte, aiutare gli investimenti delle piccole e medie aziende, deve tener conto della bassa percentuale di brevetti che vengono registrati dalle aziende italiane a fronte di marchi forti ed importanti, ed a segreti industriali che, motore dell’innovazione, generano la competitività italiana di questo comparto di aziende.

Inoltre se si vuole continuare ad attrarre le multinazionali, e riportare gli importanti brand del made in Italy in Italia si deve assolutamente percorrere questa strada.

Di fronte ad una concorrenza fiscale agguerrita, a situazioni macroeconomiche estremamente diverse nell’ambito della stessa UE, questi strumenti, come il patent box, il superammortamento e gli incentivi alla R&S, accettati, o meglio tollerati dalla Commissione Europea sono una risposta concreta, ed aiutano a riposizionare le aziende italiane sul mercato globale andando a mitigare gli effetti di queste sperequazioni.

Patent Box: è ora di prepararsi per il 2018

Dal 2017 il Patent Box entra nell’ultimo periodo di fase transitoria, dove i costi di ricerca, sviluppo, gestione ed implementazione degli intangibili sono assunti cumulativamente per tutti gli IP utilizzati.

Questa semplificazione nel calcolo del Nexus Ratio è compensata nella misura in cui l’agevolazione è ridotta per i primi 3 esercizi di applicazione del Patent box.

Dall’anno 2018 entra in vigore a pieno titolo la norma e, ovviamente, l’agevolazione arriva a regime con l’abbattimento del 50% del reddito da intangibili, ma ciò comporta l’esecuzione di una contabilità analitica dei costi sostenuti per ricerca sviluppo e tutela, in modo che vengano assunti in maniera distinta per ciascun IP e per ciascun esercizio.

Nel 2018 vengono tracciati quindi sia i costi che i redditi degli ultimi tre anni e dal 2019 questa tracciabilità sarà retroattiva per gli ultimi quattro, ovvero dal 2015 anno di entrata in vigore del regime agevolato.

Il Nexus Ratio è fondamentale per accedere all’agevolazione e di conseguenza il diretto collegamento delle attività di R&S, beni immateriali e reddito agevolabile deve risultare da un adeguato sistema di rilevazione contabile o extracontabile; senza l’evidenza del nesso tra attività di ricerca e sviluppo, ai sensi della normativa non sarà possibile accedere all’agevolazione.

Il contribuente dovrà essere in grado di fornire evidenza del «nesso» tra i costi di ricerca e sviluppo, i beni immateriali ed il relativo reddito agevolabile (OECD: Tracking project-by-project basis), questo attivando un adeguato sistema (contabilità analitica contabile o extracontabile) che consenta di isolare in modo chiaro e preciso i componenti positivi e negativi di reddito relativo al bene immateriale.

Proposte della Commissione europea sulla tassazione delle imprese

Il risultato della commissione speciale Taxe ha dato chiare indicazioni al Parlamento di Strasburgo al fine di rendere più equa e più chiara la tassazione per le imprese.

Intanto il Parlamento europeo, con una votazione che ha visto una larga maggioranza, ha approvato la proposta della Commissione europea di formulare una lista nera europea dei paradisi fiscali. A questo ha aggiunto la richiesta alla commissione di presentare proposte legislative per  garantire che i regimi di tassazione per le imprese del Patent Box siano collegati ad una reale attività economica, al fine di evitare alle multinazionali di trasferire gli utili attraverso una pianificazione fiscale che si avvale di tali regimi.

Infatti il nexus approach italiano che accoglie le raccomandazione dell’OCSE inserite nell’Action Plan n. 5 del 2014 (detto “Countering Harmful Tax Practices More Effectively, Taking into Account Transparency and Substance“) richiede che il regime di Patent Box abbia obbligatoriamente da parte di chi lo esercita una attività di ricerca, sviluppo, implementazione e tutela, effettuata dal contribuente, conditio sine qua non per beneficiare dell’agevolazione.

Questa impostazione legislativa allinea l’Italia alle future direttive che la commissione vorrà applicare.

È tempo di investire

Sabatini ter, superammortamenti, crediti d’imposta alla ricerca e sviluppo, fino alle detrazioni per l’efficienza energetica, un fiorire di agevolazioni: alcune strutturali quali la tassazione agevolata per i redditi derivanti da utilizzo di beni immateriali (patent box), altre limitate nel tempo.

A tutto questo bisogna aggiungere sia i fondi comunitari che quelli regionali. Sicuramente una situazione favorevole per fare investimenti e/o valorizzare gli investimenti fatti nel passato.

Le aziende devono strutturarsi per sfruttare in termini competitivi questa stagione così ricca senza tralasciare nessuna opportunità.

Non ci sono più gli amati finanziamenti a fondo perduto, che visto lo stato della finanza pubblica sarebbero insostenibili e che hanno creato molte volte storture del mercato.

Quindi non bisogna lasciarsi sfuggire questa opportunità, la competitività passa anche da una corretta gestione delle opportunità offerte e oggi sul tavolo ce ne sono veramente tante.

Patent Box: una misura sottostimata

Il governo non ha correttamente stimato l’impatto del patent box sui gettiti 2015-2019. Anche se tutto ciò era preventivabile vista l’attrattiva che tale misura esercita presso le aziende Italiane.

D’altro canto negli altri paese che già si avvalgono di questo regime. Il risparmio fiscale è così importante da renderli attrattivi per la messa a reddito dei beni intangibili incidendo positivamente nell’economia interna.

La volontà del governo e dell’OCSE era appunto quella di rendere attrattiva la nostra nazione verso quelle società che avevano allocato i loro beni intangibili all’estero e fare in modo che non ci fosse più una emigrazione di tali patrimoni.

Ma questo regime ha ovviamente incentivato a muoversi nella direzione del patent box tutte quelle aziende che valutavano solo in funzione competitiva i propri intangibili tralasciando una corretta valutazione patrimoniale.

Oggi, con l’utilizzo del patent box si va oltre alla funzione competitiva degli intangibili, e si inizia a vederli sotto una nuova luce, che evidenzia il loro reale valore, valorizzandone il patrimonio, e la loro redditività data dalla possibilità di abbattere il reddito prodotto.

Come stima ItaliaOggi, in un articolo, l’importo delle agevolazioni fiscali richieste dalle imprese potrebbe superare di molte volte quanto preventivato dal ministero, rendendo inevitabile il rifinanziamento della misura oltre a dover monitorare attentamente l’attività di ruling al fine di gestirle in tempi accettabili.

Ora che la misura è stata chiarita dalle circolari dell’Agenzia delle Entrate e confortata dalle prime esperienze di ruling relative alle richieste di beneficio del 2015, si prevede che molte più aziende accederanno al patent box proprio per non perdere una concreta opportunità e mettere a corretto reddito beni che fino ad ora erano tralasciati nella loro funzione patrimoniale e redittuale.

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